
“Nessuno torna indietro”’ è un romanzo di formazione, ma formazione alla libertà, a non tornare indietro dopo gli anni dell’università. Si narrano le vicende di un gruppo di studentesse fuorisede in un pensionato gestito da suore, che nonostante l’epoca e la situazione si trovano in un inaspettato momento di autonomia, prima di ritornare alla vita che è stata disegnata per loro, che sarebbe il matrimonio per le belle e l’insegnamento in provincia per chi resta zitella. Invece loro vorrebbero andare oltre, non tornare indietro e tentare strade impensabili per l’epoca: la scrittura, l’insegnamento universitario, i viaggi intorno al mondo. Ovviamente si tratta di conquiste pagate con la censura sociale, la derisione, lo stigma morale. Mi sono tanto appassionata al romanzo che ho acquistato il DVD della sua riduzione cinematografica in tempo di guerra, per la regia di Alessandro Blasetti, in cui si nota il massacro delle intenzioni dell’autrice e il ridicolo tentativo di un lieto fine sull’altare di una delle protagoniste. Il romanzo ebbe un successo strepitoso, fu tradotto in molte lingue e, ovviamente, preso di mira dalla censura fascista. Autrice ed editore resistettero alle pressioni senza cambiare una virgola del romanzo e per questo Alba de Cespedes subì una breve detenzione.
Alba de Cespedes fu antifascista, partigiana, comunista, amica di Fidel Castro, femminista (o meglio, scrittrice di donne). I suoi personaggi femminili sono assolutamente controcorrente, pensanti e autodeterminanti e nei suoi romanzi non è il matrimonio che detta il lieto fine così come si sarebbe aspettato dalla letteratura rosa, eppure è questo lo stigma che lei ricevette da sinistra, quando sul lato opposto furoreggiavano i tentativi di censura prima fascista e poi democristiana. Un’autrice da rivalutare, ripubblicare, diffondere, leggere e divulgare. Un caso letterario di itala ottusità che tanto ricorda quello più recente di Elena Ferrante.

