il Monsù si chiamava Don Isidoro e aveva il suo regno in una enorme cucina, motore principale di una industria laboriosa che iniziava la sua attività all'alba, quando Crocetta accendeva il focolare. Sulla parete nord vi era un’enorme esposizione di rame: pentole, forme di budini e padelle, che la piccola sguattera Saretta doveva lucidare ogni settimana con il limone e la cenere. C'era donna Nunzia addetta al forno perché si panificava ogni settimana e donna Cosima che controllava gli arrosti, c'era infine donna Carmela specializzata nelle fritture: arancine, crocchè, verdure in pastella soffici e croccanti. Poi Isidoro preparava sformati, pasticci di caccia, timballi, briosce e anche dolci: cassate, ravioli fritti con la ricotta e lo sfoglio.
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Elda cap. 13, La cucina del Monsù
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Elda cap.12, Un ambientamento difficile
La ragazzina si mostrò meno svogliata del previsto e Elda comprese che quelle lezioni potevano essere un rifugio dal tedio che avviluppava le stanze, dove già dalle prime ore del mattino un mondo popolato dal genere maschile era diviso da un altro popolato dal genere femminile.
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Elda cap. 11, Fragili affinità
La Principessa rispose con calma, dando informazioni che nessuno le aveva fornito e che nessuno avrebbe in seguito osato smentire: “E’ la nuova istitutrice della nostra Olga, speriamo che sia più brava dell’altra nell’insegnarle il latino.”
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Elda cap. 10, Un invito
Elda anziana ebbe nostalgia dei sentimenti che la confortavano mentre guardava dal finestrino di quella corriera, e pensava a come sarebbero potute andare le cose se Augusto non fosse rimasto intrappolato nella grettezza d’animo della sua famiglia.