Autrice indipendente

Con questo post annuncio di aver assunto, in piena consapevolezza e responsabilità, il ruolo di autore indipendente. Non una scelta di ripiego né una polemica con il mondo dell’editoria tradizionale, la mia è una scelta ponderata lunghi mesi in cui contemporaneamente tentavo altre soluzioni, approdando infine alla constatazione di una profonda diversità di interessi, tutti legittimi.
Pur avendo un’anima movimentista la mia non è una sedizione e non istiga altri a fare come me. La mia incompatibilità con l’editoria tradizionale dipende molto dalla scelta di affiancare alla scrittura l’illustrazione a colori, cosa che è diventata ormai una mia caratteristica e che eleva di molto il prezzo del formato cartaceo, ragion per cui ho bisogno di offrire un’alternativa economica con l’e-book (che offre la possibilità della fruizione in digitale del colore).

In Italia, si sa, il mondo dell’editoria non è ben messo e può dividersi in tre macro-aree: grossi gruppi editoriali, case editrici di media distribuzione, piccoli editori indipendenti.
Tendenzialmente sono vicina a questi ultimi e devo dire che nella mia regione ne conosco alcuni validi e coraggiosi, tanto che ad uno di essi ho affidato due anni fa il romanzo “Le cicatrici d’oro”.
Ma se c’è una cosa che accomuna le tre macro-aree è l’avversione alla pubblicazione in e-book, scelta che invece io considero prioritaria, almeno per il mio pubblico di nicchia, cosa evidenziata dallo specchietto allegato in cui è lampante la percentuale di vendite dell’e-book (nella prima riga) rispetto al cartaceo del mio primo romanzo “Elda, vite di magnifici perdenti”, auto-edito nel 2020.
Ora io non so se l’avversione all’e-book degli editori tradizionali sia casuale o volontaria, quanto dettata da motivazioni economiche e quanto da prevenzione e/o sfiducia, fatto sta che i piccoli editori la evitano mentre gli editori medio-grandi la adottano imponendo dei prezzi quasi analoghi a quelli del cartaceo. A mio avviso essi rinunciano a una grossa fetta di mercato: giovanissimi con poche disponibilità economiche, giovani pendolari che leggono in viaggio, lettori maturi e accaniti che non sanno più dove conservare i propri libri, lettori anziani con problemi di vista e/o articolari; tutta gente che ormai sceglie dalle piattaforme on-line solo i titoli disponibili in e-book e si innervosisce quando trova un prezzo superiore ai quattro euro. In più mi pare di capire che chi scarica un e-book è intenzionato a leggerlo a breve termine, altrimenti posporrebbe l’operazione al momento in cui è realmente pronto, mentre chi compra un libro cartaceo non è detto che lo legga subito o che lo legga mai, quindi le classifiche di vendita degli e-book si avvicinano di più a quelle dei lettori effettivi, cosa che per un autore è una conferma della propria scelta di scrivere.

La possibilità di pubblicare in e-book ad un prezzo ragionevole (offrendo comunque l’opzione del cartaceo) è quindi la motivazione principale che mi porta a tornare al ruolo di autore-indipendente, questa volta con maggiore consapevolezza e maggiori capacità imprenditoriali della prima volta. Un autore indipendente (auto-editore, self-publisher, indie-author) ricopre infatti due ruoli, quello di scrittore e quello di editore.

Presa questa scelta, avrei potuto fondare una casa editrice come fece Virginia Woolf con la Hogarth Press, ma non mi andava di caricarmi sulle spalle l’ennesima partita IVA. Poi adesso ci sono varie piattaforme che consentono la pubblicazione sia dell’e-book che del cartaceo on demand (scelta ecologica che condivido molto) e che contemporaneamente si occupano dell’aspetto fiscale, offrendo pure una serie di servizi opzionali. Fra queste piattaforme avrei potuto scegliere Amazon, che offre le royalties più vantaggiose, ma ho preferito optare per Youcanprint, un’emergente azienda pugliese composta da giovani molto simpatici, che in più mi da la possibilità di essere presente anche su piattaforme minori come La Feltrinelli, IBS, Kobo e altre. In più tale scelta mi dà l’opportunità di pubblicare un romanzo nel momento in cui sono pronta e lo desidero, senza dover aspettare mesi o anni, soprattutto mi permette di controllare in tempo reale l’andamento delle vendite, che non è tanto un’esigenza economica quanto la conferma o meno di essere apprezzata. Ultimo ma non meno importante, ho un margine di guadagno molto superiore rispetto all’editoria tradizionale, al punto che le uniche persone che in Italia campano di scrittura, senza ricorrere ad altri introiti, sono gli auto-editori di maggior successo, mentre le penne di punta delle grosse case editrici sono costrette a tenersi una seconda occupazione.
Adesso quello che vi chiedo è sgombrare la mia scelta dal pregiudizio e sfatare alcuni luoghi comuni. Per prima cosa precisare che l’auto-editoria non è “edizione a pagamento” che è da evitare come la peste mentre si nasconde in tanti grandi e piccoli editori tradizionali.
Io non pago “pur di” essere pubblicata, semmai investo in una serie di servizi come farebbe qualsiasi editore: editing, correzione di bozze, copertina, impaginazione, promozione.
Infatti riservo per me i campi in cui ho competenza, cioè la scrittura e l’illustrazione, mentre per il resto mi avvalgo di professionisti, o attingendoli dall’offerta Youcanprint o rivolgendomi a persone di fiducia.

So che qualcuno pensa che la mia qualità non sia validata dalla “scelta” di un editore, e questo ha fatto sì che perdessi tanto tempo a cercare più questa conferma che un editore, e non c’è ambiente più escludente di quello letterario dove la sindrome dell’impostore serpeggia fra gli scriventi, scoraggiando qualsiasi motivazione. Chissà perché non ne vengono colpiti gli editori, che vengono dichiarati tali sol perché stipulano un contratto dal notaio senza mai essere scelti, anzi ricevendo immediatamente valanghe di offerte da parte degli autori, una strana legge di mercato che vede un surplus di gente che ama scrivere.
Capisco come di fronte a tanta offerta il lettore, sentendosi disorientato, voglia ricorrere alla garanzia conferita dalle case editrici. Capisco anche tanta diffidenza riguardo all’auto-promozione degli autori indipendenti, dato che tra loro c’è anche mediocrità. Ma non si può applicare questo criterio al contrario, pensando che se c’è tanta roba mal scritta e mal editata nell’auto-editoria, vuol dire che nessun autore indipendente sia di valore.

A questo punto il lettore deve accettare (o meno) un autore indipendente così come fa con un editore tradizionale, per quello che ha pubblicato, che sta pubblicando e che pubblicherà, per la sua storia personale, le sue opinioni, la sua sensibilità e le sue scelte, ed è così che io vi chiedo di giudicarmi.

Questa mia seconda fase da indipendente è quindi inaugurata dalla ripubblicazione del piccolo diario “Vivi Villa Trabia”, la storia vera della battaglia di quattro donne per la consegna alla cittadinanza palermitana di Villa Trabia https://amzn.eu/d/hFR6idW

Ad aprile uscirà invece “Novecento Siciliano”, di cui anticipo solo la copertina, che sarà poi presentato a maggio al Salone internazionale del libro di Torino dove è già stato selezionato per la libreria self.

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